L'Educazione del Talento
La filosofia Suzukiana si fonda sulla convinzione che il talento, in ciascun individuo, non sia innato o sia qualcosa che la natura ti regala al momento della nascita ma deve essere costruito, educato e formato. E' sbagliato credere di essere nati con capacità in gradi di svilupparsi da sole; se tutti i genitori prestassero attenzione alla vera natura dei propri figli e fornissero loro un ambiente adeguato e ricco di stimoli tutti i bambini raggiungerebbero straordinari livelli di abilità, creatività e sicurezza. Suzuki crede che l'uomo, da quando nasce, sia caratterizzato da una carica vitale e da una forza interiore che animerà le sue facoltà: nessuno può sapere quanto abile sia un uomo per natura. Stimolare e coltivare fin dalla tenera età le diverse abilità crea individui più armoniosi e completi.

Suonare come parlare

Il Metodo della madre lingua
Suzuki fu uno dei primi didatti a dedicarsi all'istruzione musicale rivolta ai bambini dai tre-quattro anni di età. Egli definì il suo metodo della Madre Lingua proprio perché la musica viene appresa attraverso l'ascolto, la ripetizione e la memorizzazione come se fosse una lingua madre. Ecco perché in questo percorso formativo i genitori diventano figure importanti e fungono da filtro nella trasmissione delle competenze al bambino. Così come educano al linguaggio i loro figli - con la ripetizione, l'ascolto e la continua cura – altrettanto possono guidare all'apprendimento del linguaggio musicale. Nella metodologia Suzuki l'elemento indispensabile per rendere la comunicazione e la trasmissione delle competenze è il rapporto triangolare del maestro-allievo/bambino-genitore: il maestro di musica diventa, in tale contesto, una figura del tutto particolare e diversa dagli altri insegnanti che il bambino incontrerà nel suo percorso scolastico: la trasmissione delle competenze dal maestro al genitore e infine al bambino creerà un legame profondo scandito di volta in volta dai nuovi risultati raggiunti.

Per ottenere l'obiettivo finale, Suzuki sottolinea l'importanza di alcune fondamentali categorie nell'insegnamento dello strumento:
  • lo stile d'insegnamento
  • l'imitazione
  • i cicli di attività
Nella prima categoria, maestro e genitore devono adottare uno stile di insegnamento accattivante e divertente anche se disciplinato, regolare e quotidiano: Suzuki suggerisce di proporre lo studio come se fosse un gioco e il maestro e i genitori devono gioire ad ogni conquista raggiunta dal bambino. I genitori sono sempre presenti in aula e, seguendo tante volte il gioco-esercizio, riescono a capire e memorizzare come deve essere svolto, così da poterlo riproporre al figlio giornalmente tra le mura domestiche. Il genitore, in altri termini, diventa l'home-teacher: non sarà mai formale – proprio come ha fatto l'insegnante a lezione – e deve proporre l'esercizio come un gioco, infondendo al bimbo la fiducia di base. Questa è la via migliore perché l'entusiasmo del piccolo musicista segua la giusta direzione. All'inizio non è il risultato che conta: è più importante che il bambino acquisisca un'abitudine - l'abitudine a giocare col suo violino, per esempio - e a usare questa nuova forma di linguaggio. Ogni progresso viene accolto da tutto l'ambiente famigliare e da chiunque sia vicino affettivamente al bambino come una grande conquista: la trasmissione di conferme positive non può che stimolare il giovane musicista a progredire nello studio.

La seconda categoria fondamentale è l'imitazione: a tre o quattro anni i bambini sono sempre al lavoro, impegnati in una attività manuale etichettata un po' superficialmente come "beata età del gioco". Si riconosce che il bambino ha bisogno di copiare e di imitare il lavoro degli adulti e in risposta a questa esigenza gli si danno i giochi che stimolano la creatività e l'intelligenza. Essi, tuttavia, non sono sufficienti e ben presto vengono abbandonati a favore di nuovi giochi: il fanciulo si stanca infatti della monotonia e della ripetitività del gioco. Il violino come gioco diventa quindi uno stimolo continuo in cui non esiste la fine: il piccolo partecipa attivamente alla scoperta di nuovi giochi e raggiunge nuovi risultati copiando il lavoro degli adulti e seguendone l'esempio.

La terza categoria, i cicli di attività, conclude i fondamenti della filosofia suzukiana. Suzuki afferma che basta seguire lo sviluppo dei bambini per osservare che l'intelligenza si sviluppa con l'attività fisica e attraverso il movimento. Il movimento aiuta lo sviluppo psichico ed esso, una volta acquisito, si sviluppa in altro movimento. Si stabilisce così un ciclo che deve essere completato, perché mente e movimento appartengono alla stessa unità; anche i sensi vi contribuiscono, tanto che ogni deficienza sensoriale diminuisce l'intelligenza del fanciullo. Suzuki ritiene che l'uomo sia, fin dalla nascita, ricco di facoltà potenziali, anche se ognuno sceglie di questa ricchezza solo la parte che vuole usare. Come il ballerino non nasce con i muscoli specificatamente raffinati per la danza così il violinista non nasce con le dita della mano agili per suonare: tutti sviluppano i loro mezzi con la volontà. Strettamente legata ad essa è la concentrazione, un atto fondamentale da sviluppare durante l'educazione. Il bambino, infatti, si impadronisce dell'ambiente e dei suoi oggetti esplorandoli uno per uno e soffermandosi a lungo su ognuno di essi. Si è potuto osservare che i bambini educati alla manualità fine, attraverso l'utilizzo di uno strumento musicale, maturano un carattere più equilibrato e un'intelligenza più acuta.